Tetti di Renato Guttuso

COD: RGH132
Informazioni aggiuntive
TecnicaAcquaforte, Acquatinta
TiraturaOpera Multipla
Data1986
SupportoCarta
Altezza (cm)70
Larghezza (cm)100

5.800,00 

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Descrizione

Tetti 1985, acquaforte, acquatinta e puntasecca, su rame, 77,5×60,5 cm, stampa a sette colori su Carta Fabriano 120×93 cm, tiratura 92 esemplari, XXX prove d’artista numerate da I a XXX e 25 Hors Commerce numerati da 1 a 30 H. C. a cura di Stampa Vigna Antoniniana Stamperia d’arte – Roma.

Lo squarcio sui tetti di Roma è il pretesto per costruire un paesaggio che sa di natura morta. La differenza è che gli oggetti (questa volta tetti) non sono tranquillamente posati sul piano di studio dell’artista, ma vivono di una luce e di un’atmosfera più complessa. Eppure Renato Guttuso non rinuncia a costruire l’immagine verticale, alternando vuoti di luce e d’aria, ai piani dove la raffigurazione si aggruppa e si sovrappone proprio come si trattasse di una delle sue affollate nature morte.

Ecco, ad esempio, apparire sulla destra degli sproporzionati bicchieri vuoti, ma sono comignoli, stagliati sulle terrazze a scandire lo spazio. L’effetto di profondità, il dosato rapporto di luci e ombre e quello tra pieni e vuoti, sono suggeriti dai modi in cui si combinano fra loro le tecniche usate. È l’acquatinta che definisce gli spazi, riportando la luce sui toni opachi e atmosferici delle terrazze. Come in quella sul primo piano, ancora brumosa nel primo mattino, o nel chiarore delle mura umide intorno. Le antenne, attributi costanti nei nostri paesaggi, sono marcatamente segnate dal solco sfrangiato della puntasecca. Più profondo e cupo nel primo piano, meno inciso invece sullo sfondo, dove lo spazio approfondisce. I tratti d’acquaforte, come sempre, disegnano tutto l’insieme della composizione, tessendo una trama unitaria e serrata all’interno della raffigurazione.

Opera pubblicata sul catalogo “Renato Guttuso | opere grafiche dal 1983 al 1987”, a cura di Renato Cardi e Luca Mereghetti, edito da “Maestri incisori s.r.l.”, distribuito da “Plumelia”, p. 34.