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“Custodi dell’invisibile” di Mario Schifano e Dario Schelfi

“La narrazione pittorica di Dario Schelfi è una vasta enciclopedia contenente emozioni profonde, pensieri intimi, moti dell’animo umano e quelle sostanze seminascoste fondanti la vita delle cose, della natura che sostano indistinte e misteriose davanti i nostri occhi.
Le opere pittoriche di Dario Schelfi, come Fioripazzi del 2026, sono lo sguardo che penetra il senso apparente e superficiale delle della vita, sono il viaggiare poetico nella dimensione ermeneutica dello spirito umano.
Opere pittoriche policrome, ascrivibili ad una poetica “Neo-Informale”, realizzate mediante elementi segnici e gestuali generano una scrittura molto affascinante nella quale la linea diventa per incanto graffio leggero e fluido, carezza delicata sulla tela, iconografia della percezione emotiva del naturale e dell’immaginifico.
L’universo artistico di Schelfi diviene il dichiarato processo di investigazione e di catalogazione che penetra le stanze segrete del “reale” nel quale abitano silenziosi i molteplici simboli del mondo e i codici memoriali della natura, così come descritto in uno dei racconti de “Le città invisibili” da Italo Calvino: L’uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno d’un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno.Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono. (…).
I racconti pittorici di Schelfi sono il prodotto dell’essere al mondo con un fare creativo che trasmette all’osservatore il vento dell’emozione, la luce della speranza, il dono della vita inattesa sprigionata dalle pieghe del quotidiano.
Dunque, quella di Dario Schelfi è un fare pittorico che non crea accademicamente e oleograficamente, bensì vede e analizza con metodo quasi entomologico la presenza dei simboli e della poesia nella realtà fattuale o nei paesaggi interiori; la sua è un’arte del “saper vedere oltre” che ha ereditato grazie ad un percorso esistenziale pieno di attraversamenti labirintici e di strade dalle venature pietrose.
Così per Schelfi l’arte diventa anche la cura dell’anima, lo strumento che sana le ferite dell’esistenza, donando a noi la possibilità di trovare anche nel dolore e nelle lacerate corde del cuore la chiave di accesso per meglio comprendere il valore della vita.
Tienile le ferite, ci saranno momenti che respirerai solo da lì. (Alberto Burri)

Per Schelfi la vita nel viaggio dell’arte è avventura, è ritrovamento, ma è soprattutto vita risvegliata, rinascita sotto un nuovo cielo nel quale regna la “sacra Terra della bellezza”, così come accadeva per il genio della “Pop Art” italiana Mario Schifano che nell’arte ha trovato il suo territorio di bellezza, di rifugio e di sopravvivenza, il luogo metaforico nel quale “custodire l’invisibile” della propria di vita interiore. La pittura di Schifano è stata sempre un “gesto fisico” mediato da un’urgenza del fare istintivo per cui ogni sua opera, come Palme del 1988 e Crociera del 1989, è frammento di vita vissuta inquietamente nella traiettoria del troppo, del bulimico e del carnale.
Ogni sua opera racconta un frammento di vita vissuta in questo tempo senza bussola e senza orientamento. La sua arte è strumento di critica mediante l’alterazione iconografica dei simboli del consumismo contemporaneo: i loghi della Esso e quelli della Coca-Cola, presenze inquietanti che invadono il paesaggio visivo collettivo.
Ben diverse sono le sue opere realizzate a Gibellina nella residenza di artista del 1984, qui Mario Schifano, in uno slancio tutto vitale e felice, dipinge il Ciclo della natura, un corpus di dieci grandi tele dal carattere solare e gioioso che celebrano le sostanze primigenie della natura siciliana: l’acqua, l’aria, il sole e la terra.”

                                                                                                                                                                           Written by Tanino Bonifacio

“Custodi dell’invisibile” di Mario Schifano e Dario Schelfi