Natura morta di Renato Guttuso

COD: RGH121
Informazioni aggiuntive
TecnicaAcquaforte, Acquatinta
TiraturaOpera Multipla
Data1984
SupportoCarta
Altezza (cm)66
Lunghezza (cm)170

7.800,00 

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Descrizione

Guttuso, che assimilerà tutti gli insegnamenti pittorici del passato e rimarrà sempre fedele al Realismo, diventando a tutti gli effetti un rappresentante del Neorealismo. Acquatinta e acquaforte del 1984,  firmata dall’artista a matita in basso a destra.

Questa grande Natura Morta di Renato Guttuso nasconde una dichiarazione. La si può tradurre (e svelare) con parole di Renato Guttuso stesso, annotate da Antonello Trombadori per una mostra del ’69 a La Nuova Pesa. «Il rapporto tra arte e vita non può risolversi a favore dell’arte (arte che divora la vita). Ma al contrario è l’arte che deve nutrirsi di vita e non di “cultura”». Dichiarazione di una linea precisa, sviluppata da sempre con coerenza e che informa ancora queste grafiche del maestro.

Non è un caso dunque che ai decisi scarti di colore, all’incisività del segno che struttura le forme, al tutto tondo tridimensionale della fruttiera sulla destra, è contrapposto un ricordo delle scomposizioni e delle sintesi cubiste, isolato qui in bianco e nero sul fondo della lastra.

Ma il passaggio dall’uno all’altro episodio non è indolore e avviene per gradi. Tra l’esasperamento grafismo tutto ribaltato sul piano del bicchiere bianco-nero e la corposa presenza della fruttiera, c’è l’apparizione del calice sulla sinistra il cui orlo tende ancora a mostrarsi in tutta la circonferenza, e la frutta contenuta si appiattisce, si schiaccia, non riesce a definire una forma precisa.

A ben guardare, questo procedimento mentale da un punto di partenza ad uno di arrivo, è scandito anche dalla tecnica, dal diverso uso dei colori. La sola puntasecca marca il segno meno inciso profondamente del bicchiere, ed apre intorno a sé uno spazio libero dai movimentati contrasti dell’acquatinta sul fondo. Così quello squarcio si mostra come fuoco della composizione: fulcro intorno al quale ruota la costruzione dell’immagine. E poi la fruttiera a calice, dove l’equilibrio voluto da Renato Guttuso, tra grafismo e tridimensionalità è lo stesso che corre tra acquatinta, acquaforte e puntasecca: come dire tra segno e colore. La fruttiera che si mostra incerta tra l’appiattimento sul piano e l’approfondimento nello spazio è ben marcata dal segno grasso della puntasecca, mentre la frutta si colora d’acquatinta. È un colore riflesso dal movimento dei piani del fondo, non ancora proprio di ogni frutto. Ciò avviene nella fruttiera grande, dove il maestro si abbandona al gusto della narrazione, dove tutti i rapporti sono dosati con naturalezza.

La pera in primo piano e l’arancia che le è accanto sono frutti pieni di sapore, che la luce del sole (e non quella dell’intelletto) scende a toccare e a rischiare.

Opera pubblicata sul catalogo “Renato Guttuso | opere grafiche dal 1983 al 1987”, a cura di Renato Cardi e Luca Mereghetti, edito da “Maestri incisori s.r.l.”, distribuito da “Plumelia”, p. 20.