Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso (Roma) di Marco Favata

COD: RS0916
Informazioni aggiuntive
TecnicaAcrilico
TiraturaOpera Unica
Data2024
Altezza (cm)80
Larghezza (cm)80
SupportoTela

1.600,00 

Disponibile

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Descrizione

La “Città Eterna” ritorna protagonista nella più recente opera di Marco Favata; è un omaggio alla sua storia, al suo patrimonio culturale straordinario, ai suoi monumenti iconici. Lo sguardo di Favata si focalizza sulla Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, capolavoro barocco, che con la sua imponente facciata e l’interno riccamente decorato, celebra l’arte e l’architettura dell’epoca. Qui Marco Favata offre una visione straordinaria della bellezza millenaria di Roma attraverso il filtro inconsueto dei tramonti spettacolari come visioni in cui il cielo si tinge di sfumature arancioni, rosa e giallo. Il sole si ritira quasi a nascondersi dietro le cupole dei monumenti antichi, creando una scenografia suggestiva e romantica. Nel crepuscolo romano, ombre lunghe e luci tenui si intrecciano, svelando dettagli suggestivi. Il gioco creativo di chiaroscuro e contrasti cromatici crea un’atmosfera magica in un trionfo unico di ricchezza e solennità della città eterna. Le Cupole di Roma al tramonto sono trasformate da Marco Favata in sfere imponenti e maestose, illuminate da tonalità calde di arancione, giallo e rosa. Questo spettacolo celebra la bellezza architettonica della città, creando una scenografia suggestiva, un incanto magnetico che veste il cielo di magia. L’opera rivela tutta la sensibilità dell’artista nel cogliere visioni inconsuete, corde inesplorate della sua memoria, percorsi a ritroso della sua evoluzione di artista e di uomo. Nelle sue strade acciottolate, si mescolano millenni di arte, architettura e storia, rendendo Roma un luogo senza tempo; ma, si rintracciano anche ricordi e proiezioni di un vissuto personale, di un luogo temporale intimo e segreto di cui l’artista ci fa dono. L’opera è realizzata con colori acrilici su tela, rifinita con colature e spruzzi degli stessi, che la attraversano come segni del tempo, testimoni silenti dello scorrere incessante dei secoli su una bellezza eterna e indissolubile.